Un patrimonio AMBIENTALE

Mi siedo sulla panchina, il volantino in mano, mi appresto a leggere. Subito l’attenzione cambia; la mattinata è stupenda, luminosa, in una giornata tiepida d’aprile: respiro e godo di un paesaggio unico.

Dal Pincio lo sguardo va al monte Conero, con il suo faccione rivolto ad est adagiato sul mare verde smeraldo, e poi vira sui Sibillini di azzurro poetico attraversando dolci colline disegnate dai campi coltivati, e con Recanati davanti non posso che illuminarmi di immenso… Mi perdo in beatitudine…

Oggi la mente detronizza il brutto incastonato fra tanta bellezza. Non cede alla confusione di troppe case, capannoni, strade, fossi privi di vita, la terra e l’aria inquinata: in fondo l’Italia era definita il giardino d’Europa e qui, sotto l’ombra di un maestoso cedro del Libano, ammiro un pezzo di meraviglia descritto da grandi poeti e scrittori, da Dante a Goethe.

Ora non mi curo della cupidigia umana in nome della crescita infinita; mi immergo in un volo pindarico nei giardini di villa Buonaccorsi e villa Marefoschi, sui maestosi patriarchi vegetali di ulivi e roverelle, sulle spiagge sabbiose di Porto Potenza, nei canti primaverili degli anatidi ai laghetti, in un centro storico invidiabile.

Basta un leggero refolo d’aria a riportarmi alla realtà, e a memoria faccio di conto.

Il nostro giardino potentino somma 4855 ettari, quasi 7000 abitazioni, più tutte le infrastrutture viarie ed artigianali, 3200 ettari di superficie agricola totale.

Per essere ecosostenibili, con il nostro stile di vita, occorrerebbero almeno altri 30000 ettari.

Che però non abbiamo.

Mi viene in mente che il 24 maggio scade il termine: non di qualche imposta da pagare, ma della bolletta ecologica che il nostro pianeta ci chiede per soddisfare i nostri consumi e per assorbire i nostri rifiuti. Dopo quella data siamo in mora, e le risorse si riducono sempre di più.

Quante discussioni sul debito pubblico, molte meno sull’enorme deficit ambientale.

Eppure, è il bene comune per eccellenza: la nostra casa e il nostro giardino. L’unico, peraltro.

Il sovrasfruttamento della Terra riduce non solo la bellezza ma la stessa convivenza civile e il futuro delle prossime generazioni

Siamo dei giardinieri che possiedono tutte le capacità per armonizzare al meglio le nostre aiuole, solo che non ce ne curiamo affatto: il pollice non è verde ma riverso, come quel tale che continuava a tagliare il ramo su cui sedeva.

Da una panchina del Pincio, ad aprile, all’ombra del cedro, riprendo il filo dei pensieri e scorro distrattamente un programma elettorale per le prossime elezioni comunali a Potenza Picena.

I Valori, la Persona, l’Amministrazione Virtuosa, la Partecipazione Attiva, la cura dell’Ambiente.

Ehi! Chi sono questi nuovi giardinieri? Dicono che il futuro dipende da noi, ed hanno a capo un avvocato con gli occhiali di San Girio.

Guardo la valle del Potenza ancora più luminosa, un codirosso saltella empatico e curioso sulla ringhiera: lo chiamerò Eddy.

Marco Bolis

Share